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title: "Innovazione nel terzo settore e intelligenza artificiale"
description: "Come innovare in un ente del terzo settore con digitale e intelligenza artificiale: usi concreti, regole GDPR e AI Act, da dove partire con poche risorse."
url: "https://hansburtin.com/articoli/innovazione-terzo-settore-intelligenza-artificiale"
lang: "it"
author: "Hans Burtin"
date: "2026-10-03"
category: "Terzo settore"
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# Innovazione nel terzo settore e intelligenza artificiale

**Innovazione nel terzo settore** significa riprogettare processi, responsabilità e uso delle informazioni di un ente perché i servizi arrivino meglio a chi li riceve e la direzione sappia su cosa decidere. Il digitale e l’intelligenza artificiale sono strumenti di questo lavoro: servono quando si sa già quale processo cambiare e chi ne risponde.

Tocca il lavoro di ogni giorno: come arrivano le richieste, come si tengono iscrizioni e registri, come si rendiconta un progetto, come si cercano i bandi e si scrivono le domande, come si coordinano i volontari. Un ente innova quando questo lavoro regge anche se cambia la persona che lo fa. Vale per un’associazione di promozione sociale, un’organizzazione di volontariato, una cooperativa sociale o un centro che apre adesso.

## Quanto è digitale oggi il terzo settore italiano?

Secondo l’[Istat](https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/REPORT-NON-PROFIT-2023.pdf), al 31 dicembre 2023 le istituzioni non profit attive in Italia sono 368.367 e impiegano 949.200 dipendenti. Il censimento delle istituzioni non profit riferito al 2021 contava [4,661 milioni di volontari](https://www.istat.it/it/files/2023/05/Censimento-non-profit-primi-risultati.pdf).

Gli enti del terzo settore iscritti al RUNTS sono un perimetro diverso, con criteri propri. Nell’[elenco degli enti iscritti](https://servizi.lavoro.gov.it/runts/it-it/Lista-enti) pubblicato dal Ministero del Lavoro e aggiornato al 1° ottobre 2026 ho contato 153.232 enti, di cui 73.035 associazioni di promozione sociale, 39.225 organizzazioni di volontariato e 21.939 imprese sociali.

Sul digitale, i [risultati provvisori del censimento 2024](https://www.istat.it/tavole-di-dati/censimento-permanente-delle-istituzioni-non-profit-anno-2024/), diffusi dall’Istat il 4 giugno 2026, dicono che l’81,3% delle istituzioni non profit ha una connessione a internet. Dalle tavole 13 e 15 della stessa pubblicazione ho ricavato alcune quote (mia elaborazione su valori provvisori):

- sul totale di 368.364 istituzioni, il 69,5% ha internet e usa almeno una tecnologia digitale; il 50,4% usa applicazioni mobili, il 42,9% piattaforme digitali;
- sempre sul totale, il 12,6% usa servizi cloud e l’1,5% tecnologie per l’analisi dei big data;
- fra le circa 111 mila istituzioni che non usano tecnologie digitali, con più risposte possibili, il 73% le ritiene non rilevanti per le attività svolte, il 15,8% indica la mancanza di risorse finanziarie, il 12% la carenza di personale qualificato.

Le tavole non hanno una voce specifica sull’intelligenza artificiale. Fra gli enti che non usano tecnologie digitali, il motivo più indicato è la scarsa rilevanza percepita, prima dei costi.

## Come si usa l’intelligenza artificiale nel terzo settore?

L’intelligenza artificiale nel terzo settore serve dove c’è lavoro ripetitivo fatto di testi, moduli e dati. Sei ambiti da valutare per un primo intervento; fra parentesi, se è AI o semplice digitalizzazione:

1. **Segreteria e comunicazioni (AI).** Bozze di risposta alle richieste ricorrenti, sintesi di email lunghe, verbali dagli appunti. Si misura il tempo di risposta. Una persona rilegge e invia.
2. **Iscrizioni e registri (digitalizzazione).** Moduli che alimentano un unico elenco invece di tre fogli, controllo dei dati mancanti, promemoria per rinnovi e quote. Si misurano errori e doppioni.
3. **Rendicontazione (entrambe).** Giustificativi raccolti man mano, spese abbinate alle voci di budget, prima stesura della relazione dal diario di progetto. Si misurano le ore di chiusura. Le cifre si controllano sempre sui documenti originali.
4. **Ricerca bandi e domande di finanziamento (AI).** Lettura rapida di avvisi lunghi, griglia dei requisiti, confronto fra progetto e criteri di valutazione, prima bozza delle parti descrittive. Si misurano le ore per arrivare a una domanda completa. La scelta di partecipare, il budget e gli impegni restano alla direzione. È il lavoro che seguo nel servizio [bandi, grant e partnership](https://hansburtin.com/servizi#bandi).
5. **Volontari (entrambe).** Turni e disponibilità, materiale di accoglienza, risposte alle domande dei nuovi arrivati. Si misurano turni scoperti e tempo di coordinamento.
6. **Raccolta fondi (AI).** Aggiornamenti e ringraziamenti per gruppi diversi di donatori, lettura dei risultati di una campagna. Si misura il tempo per preparare messaggi approvati; una persona verifica destinatari e contenuti.

## Quali regole valgono per un ente che usa l’AI?

**Protezione dei dati.** Secondo il censimento Istat 2024, il 13,3% delle istituzioni non profit si rivolge a persone con disagi specifici; fra queste il 51,9% si occupa di disabilità e il 28,3% di minori. I dati sulla salute o sulle convinzioni religiose sono [categorie particolari dell’articolo 9 del GDPR](https://www.garanteprivacy.it/home/diritti/cosa-intendiamo-per-dati-personali); i dati dei minori, anche quando non lo sono, chiedono cautele in più. Prima di usare uno strumento servono una finalità chiara, una base giuridica, le condizioni richieste per quel tipo di dato e garanzie adeguate dal fornitore. Per le prime prove si usano esempi fittizi: togliere il nome non basta se la persona resta riconoscibile.

**Alfabetizzazione sull’AI.** L’articolo 4 dell’[AI Act](https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj) si applica dal 2 febbraio 2025. Il [regolamento (UE) 2026/1744](https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2026/1744/oj), in vigore dal 27 luglio 2026, lo ha riscritto: chi usa sistemi di AI adotta misure per sostenere l’alfabetizzazione del personale e di chiunque li usi per suo conto, tenendo conto di competenze, contesto d’uso e persone coinvolte, senza dover garantire un livello specifico. Le misure riguardano anche i volontari che usano l’AI per conto dell’ente.

**Trasparenza.** Dal 2 agosto 2026 si applica l’[articolo 50](https://ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/ai-act/article-50). Il fornitore deve progettare i sistemi che dialogano con le persone in modo che queste sappiano di parlare con un’AI: se l’ente installa un assistente sul sito, verifica che lo faccia. L’ente che usa l’AI per generare o manipolare immagini, audio o video che costituiscono deep fake deve dichiararne l’origine artificiale. Lo stesso vale per i testi generati o manipolati e pubblicati per informare su temi di interesse pubblico, salvo revisione umana o controllo editoriale con una persona che ne assume la responsabilità editoriale. La regola interna può essere più severa: nessuna foto generata di un beneficiario presentata come reale.

**Decide una persona.** Come regola interna, le decisioni sull’accesso a un servizio, su un contributo o su una graduatoria non si affidano a uno strumento. L’AI prepara, una persona valuta e firma.

## Innovazione nel terzo settore con poche risorse: da dove partire?

La digitalizzazione di un ente piccolo segue cinque passi.

1. **Un processo solo**, quello che costa più ore o più errori: spesso la rendicontazione o le iscrizioni.
2. **L’inventario di quello che c’è già**: posta, fogli condivisi, moduli, gestionale, licenze in uso. Molte volte conviene usare meglio gli strumenti che l’ente ha già, prima di comprarne di nuovi.
3. **Una regola d’uso di una pagina**: quali strumenti, quali dati mai, chi rilegge, chi firma.
4. **Formazione sul lavoro vero**, volontari compresi, con esempi presi dalle pratiche dell’ente.
5. **Una verifica dopo tre mesi**: ore risparmiate, errori, scadenze rispettate. Poi si estende o ci si ferma.

Per le imprese lo stesso metodo è in [intelligenza artificiale in azienda: da dove partire](https://hansburtin.com/articoli/intelligenza-artificiale-in-azienda-da-dove-partire). I dati sulle competenze digitali in Italia sono nell’articolo sul [divario digitale e l’AI](https://hansburtin.com/articoli/divario-digitale-italia-intelligenza-artificiale).

## Perché conviene innovare in rete con altri enti?

Fra le istituzioni non profit che nel 2024 hanno avuto relazioni significative, secondo l’Istat, il 46,4% le ha avute con Comuni e Unioni di Comuni, il 20,9% con altre istituzioni non profit, e il 53,6% ha coinvolto i propri interlocutori nella progettazione delle attività. Una rete può dividersi competenze che un ente piccolo da solo non si permette, per esempio una persona che segue bandi e strumenti digitali per più realtà dello stesso territorio.

Con la pubblica amministrazione la cornice è formale: l’[articolo 55 del Codice del terzo settore](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-07-03;117~art55) prevede che le amministrazioni, quando programmano e organizzano sul territorio interventi e servizi nei settori di interesse generale, coinvolgano gli enti attraverso coprogrammazione, coprogettazione e accreditamento. Nella coprogettazione responsabilità, documenti e rendicontazione si definiscono secondo l’avviso e gli accordi con l’amministrazione: un ente con processi in ordine li gestisce con meno fatica.

## E la dimensione internazionale?

Erasmus+ prevede i [partenariati su piccola scala](https://erasmus-plus.ec.europa.eu/programme-guide/part-b/key-action-2/small-scale-partnerships), con almeno due organizzazioni di due Stati membri o paesi terzi associati al programma e due importi forfettari per progetto, 30.000 o 60.000 euro; il progetto deve rientrare in istruzione, formazione, gioventù o sport e rispondere ad almeno una priorità del programma. Il programma [CERV](https://commission.europa.eu/funding-tenders/find-funding/eu-funding-programmes/citizens-equality-rights-and-values-programme_en), con un bilancio di 1,56 miliardi di euro per il periodo dal 2021 al 2027, sostiene organizzazioni della società civile su diritti, uguaglianza, partecipazione democratica e contrasto alla violenza.

Un partenariato europeo vuol dire riunioni a distanza, documenti in inglese, scadenze condivise fra paesi: conviene arrivarci con responsabili identificati, documenti aggiornati e un budget coerente.

## Domande frequenti

### Un’associazione piccola deve preoccuparsi dell’AI Act?
Sì, se usa sistemi di AI nella sua attività. Una regola d’uso e una formazione pratica sono buone misure iniziali; quanto bastino dipende dagli strumenti, dagli usi e dalle persone coinvolte.

### Si possono usare strumenti gratuiti di AI con i dati dei beneficiari?
La gratuità non dice nulla sulla liceità dell’uso: valgono le stesse verifiche su finalità, base giuridica, tipo di dato e garanzie del servizio. Per provare, esempi fittizi.

### Quanto costa iniziare?
Soprattutto tempo: scegliere un processo, ordinare gli strumenti già in uso, scrivere le regole. Gli acquisti si valutano dopo, se servono.

### L’AI può preparare una domanda di finanziamento?
Può leggere l’avviso, preparare la griglia dei requisiti e una prima bozza. Il progetto, il budget e gli impegni li decide l’ente.

Scrivimi a [info@hansburtin.com](mailto:info@hansburtin.com) indicando il tipo di ente e il processo che oggi assorbe più tempo o genera più errori: ti rispondo con un primo orientamento su da dove partire. Qui trovi come lavoro sulla [trasformazione digitale](https://hansburtin.com/servizi#trasformazione-digitale) e sui [bandi, grant e partnership](https://hansburtin.com/servizi#bandi).

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Hans Burtin, innovazione gestionale per PMI ed enti del terzo settore. Brindisi, in tutta Italia e da remoto.
Contatti: [info@hansburtin.com](mailto:info@hansburtin.com) · [https://hansburtin.com/contatti](https://hansburtin.com/contatti) · Guida per agenti: [https://hansburtin.com/llms.txt](https://hansburtin.com/llms.txt)
